Articolo redatto in collaborazione con Accademia delle 5T.

L’etichetta fa il cliente, nel senso che grazie alla scelta di leggere e alla capacità di capire un’etichetta cresce la consapevolezza e la scelta nel consumo. Uno slogan non assoluto, ma comunque significativo è: “Leggi un’etichetta, se c’è una parla che non capisci, non comprare”.

Ma cos’è l’etichetta? Dove sta? C’è sempre e, soprattutto, ci deve essere sempre?

I prodotti confezionati dovrebbero avere sempre un’etichetta e non dovrebbe essere ne nascosta e né scritta in caratteri troppo piccoli. Per i prodotti sfusi, (pasticceria, gelateria, ecc.) purtroppo è possibile esporre un elenco generico fornito dalle associazioni di categoria, per cui, per sapere cosa c’è effettivamente in quello che compriamo, dobbiamo chiedere: per fortuna, ci dicono pressoché sempre la verità o (la maggior parte) per onestà o per paura delle conseguenze di possibili allergie. Non dobbiamo avere scrupoli a chiedere a chi affetta i salumi o taglia i formaggi di leggerci gli ingredienti dei primi e l’eventuale presenza di trattamenti in crosta dei secondi.

etichetta
E tu sai leggere un’etichetta alimentare? (unsplash.com)

“Senza conservanti”, una presa in giro?

Molti conservanti sono classificati come antiossidanti o altro, per cui, spesso, troviamo una scritta “senza conservanti” che non corrisponde al vero ma è ugualmente “legale”!

Si, purché nel cibo giusto

Gli zuccheri alternativi al comune saccarosio, come destrosio, fruttosio, zucchero invertito, glucosio, sono ingredienti sani e naturali con loro ben precise funzioni, ma non devono essere contenuti nei salami. Lo stesso vale per i derivati del latte – siero di latte in polvere, proteine del latte, ecc. – un intelligente recupero di materie prime sane e utili.

Si, o forse ni

Il lisozima (E 1105) è una proteina dell’uovo con proprietà conservanti: di per se è innocua ma viene usata in formaggi prodotti con latte di animali nutriti con insilati, quindi di qualità inferiore.
L’a-amilasi è un enzima naturalmente presente nelle farine, talvolta aggiunto per aumentarne la dose.
Gli amidi modificati, identificati anche da un codice preceduto da E 14, sono frazioni degli amidi stessi ottenute con processi chimico-fisici: possono essere utili per ottenere preparazioni di qualità organolettica superiore diminuendo la quantità della sostanza addensante.

Il rischio OGM

Tuttavia con l’amido modificato di mais, mono e digliceridi degli acidi grassi, destrosio, ecitina di soia, olio di soia, olii vegetali, olio di mais, corriamo un altro rischio: potrebbero essere tutte fonti di OGM in quanto derivati dalle due principali colture geneticamente modificate. Soia e mais compaiono in circa il 60% dei cibi confezionati.

… e per l’ambiente

Contestiamo un eccesso di incarti (come purtroppo usano nei supermercati) e scegliamo confezioni più grosse o prodotti sfusi per limitare la quantità di rifiuti. Oltretutto, molti prodotti non contengono conservanti se venduti sfusi, mentre vengono additivizzati se sottovuoto o confezionati.


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