6 Covid Hospital in fiera ai tempi della pandemia

Covid Hospital in fiera ai tempi della pandemia

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                                   “Non basta prevedere il futuro,
bisogna prepararlo”

Louis Pasteur

L’estensore di questa nota ha partecipato in qualità di progettista sanitario alla realizzazione dei due Covid Hospital strutturati tra il Marzo ed il Maggio del 2020 nella Fiera di Milano ed in quella di Civitanova Marche.

In data 17 Marzo 2020, in piena epidemia da Covid-19 il Governo, in considerazione della relativa carenza di Posti Letto Intensivi/ subintensivi che poteva determinare ed avrebbe poi determinato un’insufficiente risposta alle esigenze dell’ epidemia in corso, aveva emanato il Decreto Legge n.18:”Misure urgenti di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale… connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19”.

In esso, all’art.4, (disciplina delle aree sanitarie temporanee), veniva disposto: ”Le  Regioni e le Provincie autonome possono attivare, anche in deroga ai requisiti autorizzativi e di accreditamento, aree sanitarie, anche temporanee, sia all’interno che all’esterno di strutture di ricovero, cura ed accoglienza, e di altri luoghi idonei per la gestione dell’emergenza  Covid-19…”.

La Regione Lombardia, in cui si registrava un Rt superiore ad 1, con alti indicatori di contagiosità e mortalità aveva individuato nei Padiglioni della Fiera di Milano il luogo in cui strutturare 200 PL di TI.

Dopo poche settimane, a seguito di una improvvisa esplosione dei casi nella Provincia di Pesaro ed in altre zone  del Nord delle Marche, anche questa Regione individuava nella Fiera di Civitanova Marche il luogo in cui strutturare 80 PL circa di letti intensivi/subintensivi.

Non erano certo state scelte improvvisate ed autoreferenziali,non solo e non tanto perché davano seguito alle chiare indicazioni  governative citate , visto anche che localizzazioni simili erano già state decise in Cina e sarebbero successivamente state individuate in altri paesi, e tuttavia suscitarono reazioni di inaspettata violenza in una parte della stampa .con toni accesi persino di personale denigrazione verso  i  decisori  ed i protagonisti della realizzazione delle opere in questione.

Non potrebbe essere compresa nemmeno questa particolare questione ,in se non rilevante per dimensioni nell’entità dei problemi  che si addensavano sulla Sanità Pubblica in quei giorni, se non si tentasse  di contestualizzarla  negli avvenimenti catastrofici in cui si inseriva.

Tentativo improbo, se si considera che anche la pubblicazione, in data 6 Agosto 2020, da parte della Fondazione Einaudi, dei verbali secretati del Comitato Tecnico-Scientifico istituito dalla Protezione Civile in data 3 Febbraio 2020, dopo la dichiarazione dello Stato di Emergenza Sanitaria Nazionale, in data 31 Gennaio 2020 ,da parte del Presidente del Consiglio Conte, abbia fatto ben poca chiarezza  sull’inizio dell’epidemia da Covid-19 in Italia, sulla sua esponenziale diffusione, sulle conseguenze nefaste in termini di contagi, ricoveri e decessi che hanno portato al collasso la sanità di intere regioni e messo in ginocchio l’intera economia del paese .

Il che aveva determinato uno stato di generale sofferenza sociale di intensità mai avvertita dopo la seconda guerra mondiale, peraltro con riflessi sulla psicologia di massa del tutto peculiari e sconosciuti persino a chi aveva vissuto in tempi di guerra . (Le immagini televisive  delle decine di bare caricate sui camion militari all’uscita degli ospedali lombardi, senza un solo dolente ad accompagnarle, così come nessun familiare aveva mai potuto assistere e consolare quei morenti, davano l’evidenza  della tragedia e l’angoscia del pericolo alla gente).

Le informazioni che nel Febbraio 2020 si moltiplicavano ed intrecciavano sui media e sul web, provenienti da fonti istituzionali e/o scientifiche  o  puramente giornalistiche, a volte con interpretazioni contrastanti o mutuamente escludentisi, non contribuivano certo alla formazione di una opinione pubblica consapevole  non solo della gravità sella situazione, di cui tutti erano certi, ma anche della rapidità, razionalità, ed in particolare dell’ efficacia delle azioni che i responsabili della Sanità Pubblica e , quindi, del Governo  assumevano o avrebbero dovuto assumere  per contrastare  il fenomeno epidemiologico in essere.

Avveniva tutt’altro invece: i media, assolvendo in modo onnivoro ed indiscriminato , privo di qualsiasi capacità di prioritarizzazione , al loro compito di informazione ( a volte , però , di manipolazione di parte),con un eccesso di produzione di notizie ed approfondimenti su ogni aspetto che la gravità del fenomeno offriva, davano spazio a polemiche, accuse incrociate tra le parti, sempre più numerosi e vocianti, che ci rendevano spettatori passivi ed attoniti.

Apprendevamo così da autorevoli membri della comunità politica, addirittura con cariche di responsabilità istituzionali, o da esponenti scientifici e/o clinici di chiara fama che eravamo di fronte a” manifestazioni di allarme isterico “, per quello che appariva essere “poco più di una influenza stagionale “, con inopportuno condimento di “xenofobia”( verso la Cina ed i cinesi ), e così via discutendo….

In realtà i citati  verbali desecretati  del CTS dimostrano che il Governo già dal 12 Febbraio 2020 fosse a conoscenza di “scenari”che avrebbero potuto impressionare negativamente l’opinione pubblica , cui non furono intenzionalmente presentati.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri il 21 di Febbraio tranquillizzava l’opinione pubblica dichiarando che tutto era sotto controllo, ed il successivo 4 Marzo comunicava che il Governo seguiva le indicazioni del CTS , avendo preso tutti i necessari provvedimenti.

Non è il caso e non è questa la sede in cui  cercare di capire con i documenti alla mano chi facesse cosa  tra il CTS ed il Governo in quei giorni determinanti.

Ai nostri fini contano solo i fatti che accadevano , con i relativi  dati inconfutabili emanati dalle fonti ufficiali:

IL BOLLETTINO DELLA PROTEZIONE CIVILE DEL 24 FEBBRAIO ALLE ORE 18  RECITA :

CONTAGIATI   DAL NUOVO CORONAROVIRUS    229

DECEDUTI                                                                        6

RICOVERATI                                                                 101

IN TERAPIA INTENSIVA                                                 27

ISOLATI A DOMICILIO                                                    94

Questi dati si riferivano alle 24 h precedenti, con tre regioni interessate, Lombardia, Veneto ed Emilia e Romagna e, sicuramente sottostimati per il numero dei contagi, dimostravano che l’epidemia di Covid-19  il giorno 23 di Febbraio era esplosa in tutta evidenza.

Ed avevamo le informazioni ed immagini  quotidiane dalla Cina , in cui già dal 23 di Gennaio, con il lockdown generale, erano stati segregati  in casa, manu militari, 11 milioni di abitanti di Wuhan, quindi 56 milioni della relativa provincia di Hubei e 700 milioni in altre aree metropolitane , tra cui Pechino e Shangai, praticamente deserte.

Il che faceva si che proprio la sera del 24 Febbraio  Giovanna Botteri, in un reportage TV da Pechino, si chiedesse se , paradossalmente, i governanti della Cina fossero dei pazzi a mettere a repentaglio con un lockdown del genere la seconda economia mondiale a causa di un’epidemia ritenuta da alcuni in Italia poco più di un’influenza.

Ed infatti, dopo che il Primo Ministro, il 4 Marzo successivo, aveva comunicato di aver assunto le necessarie disposizioni,

IL BOLLETTINO DELLA PROTEZIONE CIVILE DEL 5 MARZO 2020 RECITA.

CONTAGIATI                         3.858

DECEDUTI                                 148

RICOVERATI                           1.790

ISOLATI A DOMICILIO            1.155 ( poi abbiamo appreso che si consigliava ai pauci sintomatici di  stare a                 casa e quando si recavano al PS era troppo tardi !)

MA IL LOCKDOWN NON FU DECISO IN ITALIA NE’ IL 25 FEBBRAIO, NE’ il 5 DI MARZO, MA SOLO L’8 DI MARZO, QUANDO IL BOLLETTINO  DELLA PROTEZIONE CIVIKLE RECITAVA:

CONTAGIATI                      7.375

DECEDUTI                              366

IN TERAPIA INTENSIVA        650

ISOLATI A DOMICILIIO      2.180

Il 30 DI  MARZO I CONTAGIATI ERANO 101.739  ED I DECEDUTI 11.591  (SAREBBERO ARRIVATI AD OLTRE 35.000 NELLA COSIDDETTA PRIMA ONDATA).

Andamento nuovi positivi Covid

E’ in questo contesto che fu affrontato in pochi giorni la realizzazione del programma deciso dalla Regione Lombardia, con tutti i complessi aspetti economico -finanziari, tecnico-progetuali e costruttivi, ed infine organizzativi ed assistenziali che poneva .

Alcune fondamentali direttrici strategiche hanno guidato un’impresa che presentava in prima istanza una complessità ad  alto rischio di insuccesso.

In primo luogo l’assunzione più importante è stata ovviamente l’urgenza di dare una risposta quanto più immediata all’emergenza sanitaria. Ed i posti letto di Terapia Intensiva, con la numerosità e l’alta tecnologia degli apparati ed apparecchiature dedicati costituivano un rilevante problema da risolvere.

La localizzazione in ambiente fieristico, già dotato delle fondazioni , delle opere di urbanizzazione primaria e delle reti idrauliche, elettriche e digitali, costituiva un primo assoluto vantaggio. La decisione di far operare contemporaneamente, “in parallelo”, maestranze di settori diversi, edili, idraulici ,elettrici etc , di solito abituati ad agire “in serie”, ha ulteriormente ridotto i tempi di realizzazione.

Nella Fiera di Milano, dopo pochi giorni di progettazione e programmazione,i lavori iniziarono il 20 di Marzo e si conclusero il 5 di Maggio mettendo a disposizione della Regione Lombardia la possibilità  di attivare 204 Posti Letto aggiuntivi di Terapia Intensiva.

A Civitanova Marche i lavori iniziarono il 21 di Aprile ed il 27 di Maggio l’intera struttura di 84 Posti Letto è stata consegnata alla Regione Marche.

La seconda ragione della scelta dell’ambiente fieristico, è stata la grande economicità dell’intervento, rispetto alla possibilità di ristrutturazione e/ o potenziamento di realtà operanti  o di costruzione di nuove strutture in aree libere. Il che ha limitato il costo per posto letto attivato a meno della metà della base d’asta  dei bandi di gara di varie regioni per ospedali di base.

La terza ragione è stata quella determinante dal punto di vista assistenziale, di organizzazione e di sicurezza dei pazienti e del personale  nel contesto della specifica situazione epidemiologica. La possibilità offerta dai padiglioni delle Fiere ai progettisti di realizzare un lay out architettonico-funzionale  con un ideale sistema distributivo delle Unità operative e dei servizi sanitarie generali dedicati, con percorsi esclusivi “one way”, ha consentito di ovviare  alle grandi problematiche generate dall’adeguamento degli ospedali generali già operanti alle nuove e rischiose modalità operative.

Non si può sottacere al proposito l’aspetto relativo all’alta percentuale dei contagi tra il personale sanitario: la difficoltà in strutture non dedicate di separare e rispettare i percorsi tra le zone di degenza e quelle diagnostiche, di garantire la pressione negativa ovunque fosse necessaria ,la frammistione delle aree pulite, contaminate e potenzialmente contaminate, sono state certamente le cause del fenomeno.

Tutti aspetti che sono stati affrontati e risolti nella progettazione e relizzazione dei Covid Hospital di Milano e Civitanova Marche,per unire all’efficienza del lavoro degli operatori sanitari la loro assoluta sicurezza infettivologica.

La provvidenziale caduta della curva epidemica, in gran parte dovuta al lockdown attuato, ha reso non necessaria la piena utilizzazione delle strutture, la cui complessità  tecnologica e funzionale è rimasta intatta e pronta per essere utilizzata nella cosiddetta seconda ondata, cha era facilmente prevedibile e peraltro già prevista da numerosi fonti scientifiche.

I ricoveri poco numerosi che si resero necessari  nelle due strutture  nella fase calante della pandemia fecero  gridare ad alcune testate giornalistiche allo “scandaloso sperpero di risorse pubbliche”, risultate del tutto inutili.(Peraltro gli oneri della realizzazione delle due strutture furono totalmente coperte da donazioni private!).

Con la strutturazione dei due centri di terapia intensiva  le Regioni Lombardia e Marche  non solo avevano rispettato le indicazioni nazionali  tendenti a raggiungere la dotazione di 0,14 Posti Letto Intensivi per 1000 abitanti, largamente superiore alle disponibilità dell’epoca, ma avevano precostituito un baluardo difensivo  di prima linea in grado di fronteggiare  la ripresa probabile dell’epidemia , ritardando una nuova e totale invasione dei presidi ospedalieri, con le drammatiche conseguenze, già verificatesi, di ridurre la disponibilità di assistenza per i casi gravi ed urgenti di altre prevalenti patologie, quali le oncologiche  e le cardiologiche .

Semmai il problema è stato rappresentato dalla scarsa e/o ritardata  utilizzazione da parte delle regioni dei dieci miliardi di Euro messi a disposizione dal Ministero della Salute, su azione  lungimirante del Ministro Speranza ,anche per la creazione di nuove strutture anticovid extraospedaliere.

 Riguardo ai successivi avvenimenti ,per l’intanto  occorre premettere che:

I )  CON  DL 16 MAGGIO 2020 N 33 IL LOCKDOWN VENIVA INTERROTTO NEI SUOI ASPETTI FONDAMENTALI A DECORRERE DAL 18  MAGGIO .

II)  IL BOLLETTINO DELLA PROTEZIONE CIVILE DEL 28 MAGGIO SUCCESSIVO  RECITAVA:

    NUOVI CONTAGIATI              593

     DECEDUTI                                 70

     IN TERAPIA INTENSIUVA       500

(in Cina  il lockdown era stato interrotto il 24 Marzo dichiarando l’assenza di nuovi contagi interni),

In concreto, sensu strictiori, l’epidemia, definita tardivamente dal WHO “pandemia”, in Italia, contrariamente a quanto avvenuto in Cina ( se i dati da questa pervenuti fossero affidabili ) ,ed in Giappone ed Australia, non  si è mai interrotta, come dimostra il grafico del Ministero della Salute, con una perdurante presenza che risale  già negli ultimi giorni di Agosto 2021 ,per poi esplodere  determinando ,nonostante i provvedimenti del Governo attuati dal 4 di Novembre ,con la drammatica situazione del SSN, circa il triplo dei decessi della cosiddetta prima ondata.

Decessi che hanno collocato l’Italia ai primi posti al mondo per letalita’ e mortalità da Covid, ponendo giusti interrogativi sulle cause del fenomeno. Gli innumerevoli dibattiti sui media di scienziati, medici, politici e giornalisti si sono concentrati sull’anzianità della nostra popolazione, con vita media  di 82 anni circa,sulla mancanza di risorse e servizi della medicina territoriale, sui tagli effettuati negli anni su ospedali e personale degli stessi, in termini di numero e specializzazione, con conseguente complessiva impreparazione ad un evento catastrofico.

La questione dell’età, suggestiva in apparenza, si rivela debole se si  confrontano i dati dell’Italia con quelli del Giappone, paese con il doppio degli abitanti ( circa 126 milioni, peraltro stipati in un territorio di dimensioni inferiori di un terzo a quello italiano), con una vita media  superiore: 85,7 anni!

Alla data del 7 Dicembre 2021 in Italia, su 5.135.000 circa contagiati, i decessi erano stati 133.689.

Alla data del 9 Dicembre 2021 in Giappone , su 1.730.000 circa contagiati, i decessi erano stati  18.389: contagi, letalità e mortalità di gran lunga inferiori.

Per quanto poi riguarda la medicina territoriale, le statistiche annuali del Ministero dell’Economia ci rendono edotti che ,negli ultimi 20 anni, la spesa del SSN per essa è passata dal 40 al 55 %  del totale, mentre quella ospedaliera, conseguentemente, si riduceva dal 60 al 45 % del totale, sottoposta ad una  ben maggiore capacità di controllo e valutazione comparativa delle prestazioni.

Non e’ quindi lontana dalla verità l’ipotesi che ci siano stati problemi di programmazione ,gestione ed organizzazione del SSN.

E del resto l’Euro Health Consumer Index (EHCI ), il più autorevole organismo europeo  di ranking dei sistemi sanitari, con una metodologia che utilizza nei sei grandi settori dell’organizzazione sanitaria circa 50 indicatori di attività/prestazioni, pone l’Italia al 21° posto tra i 34 paesi analizzati.

In questo contesto di pandemia e di grande difficoltà nell’ affrontarla si era posto il problema di attivare  anche nuove strutture extraospedaliere dedicate al Covid, in un piano previdentemente promosso dal Ministro della Salute per l’autunno del 2021, che stanziava  per esso , come già citato,10 Miliardi di Euro a disposizione delle Regioni.

I Covid Hospital delle Fiere di Milano e Civitanova Marche ,erano stati realizzati già entro la primavera, e ,come già detto, con donazioni private.

Il Covid Hospital della Fiera di Milano è stato riaperto il 23 di Ottobre ,perfettamente operativo dal punto di vista tecnico per 157 Posti letto intensivi.

Alla sua attivazione  hanno contribuito il Policlinico di Milano, il Niguarda, il San Gerardo di Monza, gli Ospedali di Varese e Brescia, per la parte pubblica, mentre  i privati  accreditati , il  San Raffaele del Gruppo San Donato  e l’Humanitas, hanno gestito ciascuno un modulo.

Una grande prova di collaborazione che, pur nella grave carenza di personale sanitario coincisa con il massimo dell’impegno richiesto al Servizio Sanitario Regionale, ha consentito l’utilizzazione di oltre 100 medici e 120 infermieri, con 90 posti letto contemporaneamente occupati.

I pazienti complessivamente ricoverati sono stati 505, fino alla chiusura del 21 Giugno 2021.

Il tasso di mortalità è stato inferiore alla media regionale del 30%.

Il Covid Hospital in Fiera potrà essere riaperto con un preavviso di 24/48 h ,garantendo l’attivazione di 104 posti Letto di Terapia Intensiva. ( sono circa 100 attualmente le terapie Intensive della Regione vicino alla soglia di allarme )

Inoltre in Fiera è stato creato un Centro Vaccinale che con il Palazzo delle Scintille ,alla data del 14 /12/2021,ha effettuato 1.501.398 vaccini, pari all’8,34% dei vaccini della Regione Lombardia. Il 16 Dicembre ha iniziato le vaccinazioni dei bambini.

Analogamente a quello di Milano , il Covid Hospital di Civitanova Marche ha operato dal 26 di Ottobre 2020 al 30 di Giugno 2021, attivando tutti gli 84 posti letto predisposti e ricoverando complessivamente circa 600 pazienti, intensivi e subintensivi.

Entrambe hanno contribuito validamente all’impegno eccezionale delle rispettive regioni nell’assistenza intensiva ai pazienti Covid, mettendo a disposizione del personale sanitario e della cura ai  pazienti le tecnologie  più moderne ed  efficaci e le strutture e condizioni di lavoro più sicure dal punto di vista infettivologico.

Quel personale , sanitario e non, che negli ospedali ed in tutti i servizi territoriali  hanno saputo superare con il loro impegno e sacrificio tutte le carenze di risorse, di  gestione e di organizzazione metteva a loro disposizione.

Le disposizioni normative in merito ai Centri/Hospital per l’assistenza intensiva ai pazienti Covid, la loro realizzazione puntuale e tecnologicamente adeguata, la loro concreta utilizzazione e tuttora attuale disponibilità fanno tornare prepotentemente alla memoria , per i pochi che sostenevano in Facoltà l’esame “complementare” di Storia della Medicina , l’aforisma attribuito a Pasteur :” in medicina non basta prevedere il futuro, occorre prepararlo”.






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